Lezione del 18 Gennaio sbobinata da Monica Garrò

Nell’ambito della vita dell’uomo, c’è il fatto centrale della sessualità, che coinvolge tantissimi aspetti. Abbiamo dato una lettura della sessualità nella chiave della comunicazione. Come è possibile comunicare l’amore? L’amore è un evento di carattere spirituale, non fisico nella sua origine, anche se coinvolge la totalità dell’uomo, anche nella sua fisicità. Di per sé, però, l’amore è un atto spirituale e come tale presenta alcune particolarità: - non è basato sui sensi - può essere comunicato attraverso un certo processo di traduzione. Avevamo detto nell’innamoramento: “io la amo perché con lei sto bene”, egoismo di fondo dell’innamoramento, che è il seguire quello che va verso un mio istintivo completamento. Il che non è in sé negativo, perché nella vita andiamo sempre verso il nostro completamento. La grandezza dell’amore non sta nel fatto che una persona sia “il mio completamento”, ma nel movimento da me verso questa persona, non semplicemente di questa persona verso di me, per completarmi. L’amore, quindi, in questo suo porre il centro della persona fuori di sé, ha la caratteristica di creare una dinamica nell’uomo di carattere spirituale, che ha, però, delle concretizzazioni di carattere anche fisico. Dicevamo che c’è il problema di come comunicare l’amore. Abbiamo bisogno di un linguaggio, che è quello del corpo e dell’affettività. In questo linguaggio, i messaggi vengono passati attraverso segni propri e segni impropri (ci sono segni che istituzionalmente fanno parte del mondo affettivo, altri no). Del resto, accade anche nella comunicazione, che avviene non solo sul livello puramente della parola, ma anche attraverso altri linguaggi. Si possono comunicare in tanti modi anche delle cose di carattere razionale. Quindi, l’affettività ha questa caratteristica di comunicare, senza la quale ci si sente in mondi separati, in isole incomunicabili. La comunicazione nella vita di coppia è un punto, uno snodo centrale. Quanti matrimoni naufragano per mancanza di comunicazione.

L’amore della persona A va trasmesso alla persona B. In questa trasmissione si può cadere in due errori (S. Tommaso diceva che per ogni cosa ci sono due errori: eccesso o difetto) :

• trasmettere un’immagine affettiva di sé sovradimensionata

• trasmettere un’immagine affettiva di sé sottodimensionata

Si trasmette un’immagine di sé, della propria vita affettiva, sovradimensionata quando si fa vedere qualcosa di sé che è più grande di quello che in realtà c’è. Al contrario, si può trasmettere un’immagine affettiva di sé sottodimensionata rispetto alla realtà quando, ad esempio, un uomo percepisce come una debolezza l’espressione di un gesto affettivo, di una parola buona…Ciò genera una patologia all’interno del rapporto di coppia, perché non si manifesta ciò che è l’amore. L’amore non coincide con i segni esterni, però senza di essi, che ti comunicano l’amore, non riesci a percepirlo. Una buona vita affettiva, un buon rapporto di coppia deve mantenere questa igiene affettiva, che consiste in una equilibrata manifestazione, comunicazione di sé stessi all’altro, così come si è. Altrimenti, si creano attese o frustrazioni non rispondenti alla realtà e sorgono problemi affettivi all’interno della vita di coppia. E’ importante che, tra amore come atto spirituale e amore espresso all’esterno o comunicato, esista una profonda relazione. Questo va fatto equilibratamente.

L’uomo è, per sua natura, sessuato. La sessualità quindi, è una dimensione fondamentale dell’uomo, in modo particolare è legata a doppio filo e principalmente con l’affettività. L’affettività è l’universo del vivere l’amore all’interno dell’uomo. L’amore è un atto spirituale, va comunicato, perché è un’uscita da sé. Per comunicarlo correttamente, abbiamo bisogno di un linguaggio che venga percepito con equilibrio, con chiarezza, dalle persone che sono coinvolte in questa comunicazione dell’amore. Bisogna fare in modo che l’amore espresso sia corrispondente all’amore interiore, come atto spirituale. Quindi, posto il valore di alcune cose, ne derivano delle conseguenze capitali. Se noi pensiamo a tutto l’universo di espressione dell’amore, non tutte le espressioni affettive sono usate da noi con chiunque. Le espressioni hanno una gradazione, una scaletta, per cui ce ne sono di proprie e di improprie, a seconda dei contesti. A seconda delle manifestazioni affettive esterne che ci sono, possiamo giudicare la natura, la qualità del rapporto fra due persone. Ad esempio, due persone che si abbracciano calorosamente danno segno di una certa amicizia tra di loro. Noi, automaticamente, senza aver nemmeno razionalizzato, valutiamo dai comportamenti che vediamo. Abbiamo una percezione immediata sullo stato delle relazioni delle persone tra loro, la maggior parte delle volte, al di sotto del livello cosciente. Possiamo aspettarci che, fra i vari stati interiori di affettività nei confronti di una persona, ci possa essere uno stato che corrisponda all’amore allo stato più grande. Come ci sono varie gradazioni nelle espressioni dell’amore, anche nell’amore ci sono delle gradazioni. Queste corrispondono spesso nell’amore espresso a delle gradazioni nella relazione affettiva che c’è tra le persone, perché ci sono modi diversi di rapportarsi: c’è l’amore fraterno, l’amore di amicizia, l’amore tra marito e moglie, l’amore di parentela… Ma se noi vediamo l’amore come atto spirituale, come dono di sé, come volere il bene dell’altro, come uscire da sé per completare un’altra persona, il più grande atto d’amore è quando tutta la tua vita ha come scopo quello di rendere bella, buona, completa, gioiosa, felice la vita di un’altra persona. Quando io mi dono completamente ad una persona, quello è l’amore più grande che possa esistere. Quindi, l’amore come dono gratuito di sé è diverso dall’amore come prestito, accezione che definisce una temporaneità.

Se mi prestano un CD, non lo ascolto in modo diverso da come ascolto i CD che sono miei. La differenza fra un CD mio e un CD prestato è nulla. La differenza consiste nel fatto che uno è in mio pieno possesso e l’altro no. Giungerà un giorno in cui glielo restituirò. Non c’è nessuna apparente differenza dal punto di vista fenomenologico, ma, intrinsecamente, il valore che ha questa cosa è per me molto differente. A maggior ragione, facendo questo discorso per quanto riguarda l’amore come dono o come prestito, c’è una differenza abissale tra il donarsi per sempre a una persona e il prestarsi a una persona che, a un certo momento, può dirti che si riprende indietro il suo dono, sé stesso quindi. L’amore visto dalla prospettiva del prestito, che in realtà non è vero amore nel senso più alto del termine, è fatto di vivere insieme, andare a vedere un concerto, andare a fare la spesa… Il mondo è maestro nel dire con voce suadente: “Che differenza c’è?”. E io rispondo: “Nessuna!”. E’ insufficiente questa domanda per sistemare tutto e fare una valutazione delle cose. Però, se guardiamo a fondo, ci rendiamo conto che il dono più grande è il dono gratuito di sé. Poi, nel viverlo, bisogna fare i conti con una serie di problemi, di complicazioni… Questo atteggiamento interiore di dono gratuito di sé non lo si perde per strada, probabilmente non c’era neanche all’inizio, ma era mascherato dall’altro aspetto per cui tutto era rosa semplice. Quello che cambia il mutevole nella coppia, di solito, è ciò che dipende dal versante umano, corporeo. Ciò che più muta nell’uomo è la sua corporeità. La spiritualità muta anch’essa, ma difficilmente dal bene verso il male, più facilmente verso un bene maggiore. Possiamo comportarci male, però è difficile che facciamo un cammino peggiorativo. Migliorare l’animo vuol dire aver investito risorse non indifferenti, per farlo arrivare a certi livelli. Se si è giunti a questo genere di amore, è difficile che da qui si peggiori interiormente, come atto spirituale. Per il resto, potrà cambiare molto più facilmente nelle parti che esulano dal tratto spirituale (gli atteggiamenti, la gentilezza…). Bisogna distinguere la parte spirituale, da quella psichica e da quella corporea, perché quella psichica, in quanto interfaccia tra mondo spirituale e mondo fisiologico, è molto più debole. Quella spirituale no. (La parte psichica è un ponte fra la parte corporea e la parte spirituale, ma quella psichica dipende dalle associazioni di carattere neuronale, sul livello neuronale. Anche i gatti hanno una psicologia. La nostra è agganciata su un versante spirituale. Noi facciamo delle associazioni a livello neuronale, sotto la soglia della coscienza, che diventano delle acquisizioni psicologiche, attraverso stimoli che otteniamo dall’esterno. Quindi la parte psichica va accuratamente tenuta d’occhio). Questo dono gratuito è molto difficile trovarlo, con tutto ciò che comporta. Arrivare a questo punto è molto costoso in termini di investimenti di proprie risorse personali e profonde. Un conto è partire col senso ideale di dono gratuito di sé, anche se poi ci sono delle lacune. Diverso è partire con la mentalità del prestito. C’è qualcuno che dice: “Io ti voglio bene finché va, finché dura”. Questo amore dono gratuito di sé ha delle espressioni e delle manifestazioni. In modo particolare, dal punto di vista corporeo, nel rapporto completo tra l’uomo e la donna, espressione del dono completo di una persona ad un'altra. Però, nell’uomo, può essere usato per tantissime altre ragioni. Abbiamo la libertà, l’arbitrio di usare tutto ciò che riguarda la nostra corporeità, in tanti modi. Se il dono completo di me lo esprimo attraverso il dono completo della mia corporeità all’altro, in quello che la Chiesa chiama “atto coniugale”, mi rendo conto che i rapporti completi hanno senso, mantengono questa igiene affettiva, nel momento in cui ti sei donato interamente, per sempre ad una persona. Quando questo accade, nel momento in cui tu liberamente e pubblicamente lo esprimi, lo esprimi davanti a Dio, cioè nel matrimonio. Ecco perché la Chiesa, oggi con poca popolarità, parla della negatività dei rapporti prematrimoniali. Se l’atto espressivo esterno non è più espressione dell’amore come atto interiore, ma di qualcosa di inferiore, questo atto rimane senza espressione oppure hai mentito, perché nega la possibilità di esprimere ciò che è più grande.

I rapporti prematrimoniali sono causa del fallimento di molti matrimoni. Ciò nel senso che si educa la propria affettività a non esprimere l’amore, ma ad usare impropriamente di un mezzo espressivo, che dovrebbe essere l’espressione del dono di sé. Non si riesce più a comunicare il dono di sé e si vive invece su un versante pesantemente fisico, con varie proporzioni a seconda delle coppie. Questo fa sì che l’orizzonte della persona si sposti su una direzione, che è l’opposto di quella dell’amore. Quando l’atto fisico diventa un proprio mezzo di soddisfacimento, diventa preponderante rispetto all’atto spirituale e cominciano a crearsi problemi di coppia, che, alla lunga, giungono ad esplodere in tanti modi. Questa è un’educazione affettiva negativa che dai a te stesso. Tra l’altro, in questo contesto si inserisce anche il discorso etico dell’uso dei contraccettivi rispetto ai metodi naturali, che hanno la caratteristica di richiedere dei momenti di astinenza nel rapporto di coppia. Questa astinenza è molto positiva, perché aiuta moltissimo l’igiene della vita affettiva, della vita di coppia. Si impara il controllo di sé. Altrimenti, si rischia di cadere pesantemente sotto l’aspetto fisico del rapporto. L’uomo, infatti, ha una memoria che funziona anche attraverso meccanismi fisici e, soprattutto, ciò che fissa maggiormente il ricordo delle nostre cose è l’emozione. Ricordiamo maggiormente le cose che ci emozionano di più. Quindi, un qualcosa che è tipicamente soggetto a memorizzazione comportamentale è proprio la sessualità, perché coinvolge molto profondamente la persona. C’è uno stimolo sessuale a cui deve corrispondere la soddisfazione dello stimolo. Questo meccanismo, che accade facilmente nel momento in cui si usano i contraccettivi, favorisce un ciclo di rapporti che, sulla lunga distanza, diventa negativo per la coppia. Soprattutto da parte del maschio, dato che è quello che, dal punto di vista biologico ormonale, tende ad avere la meccanizzazione più forte del rapporto, si crea una ambiguità forte sulla valenza, sul significato del rapporto. Capita quindi spesso che la donna si trovi in difficoltà (ma questi atti che abbiamo che cosa sono? Sono amore o sono uno sfogo biochimico, biologico…). L’astinenza periodica aiuta il controllo di sé e quindi garantisce che ci sia maggior libertà nel compiere l’atto sessuale, nella sua piena valenza di trasmissione di un messaggio affettivo. Diversamente, l’atto sessuale si potrebbe facilmente ridurre al soddisfacimento di un impulso di carattere ormonale, riducendo l’uomo sul livello bestiale. Questo discorso della comunicazione, dell’espressione esterna di qualcosa di spirituale ci aiuta a dare alcune direttive per far sì che l’amore sia vissuto nel modo migliore possibile, perché effettivamente la sessualità è una dimensione fondamentale dell’uomo. Anche vivere la sensualità adeguatamente aiuta moltissimo l’uomo, la coppia, a migliorare di molto la qualità della propria vita. Il modo di intendere la sessualità della Chiesa è liberante, anche se faticoso, come tutte le cose che portano alla libertà. E’ molto più semplice fare quello che si vuole, quando si vuole. E’ la via più comoda, ma di solito non è la via migliore. L’istruzione, ad esempio, è faticosa, ma ti garantisce una libertà, un’ autonomia di pensiero, una maggiore libertà interiore. Anche nell’amore è così. Tuttavia è una fatica che porta un bene. Oggi siamo a una mercificazione di ciò che riguarda la sessualità e la sensualità, senza spiegazioni al di fuori dell’ambito puramente tecnico. Se svuotiamo di contenuto queste cose, svuotiamo completamente l’universo dell’amore; svuotiamo l’uomo, perché l’uomo è essenzialmente persona che ama; attentiamo a ciò che è più grande, bello e misterioso nell’uomo. Ora, la nostra società ci educa molto all’egoismo. Parlare di queste cose in un contesto egoistico ha un senso? Si, perché è difficile vivere queste cose in un contesto egoistico, ma voler vivere l’affettività in questo modo ha senso nella misura in cui ha senso voler essere generoso in un mondo egoista. Allora, se il mondo è egoista, non per questo io desidererò di non essere generoso. Certo, sarà un problema rapportarmi con delle persone che hanno un atteggiamento molto egoista. Mi creerà dei problemi, delle sofferenze, delle chiusure. In questo mondo farò fatica, ma devo vivere in modo altruistico. La natura dell’affettività è essere altruista, non egoista. E’ chiaro che, in un mondo egoistico, fare una proposta altruistica è spiazzante.

DodicesimaLezione (last edited 2007-02-14 15:54:23 by adsl-ull-108-130)