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Duc in altum! Prendi il largo!

Sono le parole che il S. Padre Giovanni Paolo II ci ha rivolto nella Novo millennio ineunte e ha ripreso in un ''Angelus'' il 4 febbraio 2001, appena terminato il Grande Giubileo del 2000. Vogliamo riascoltarle, ripensarle e viverle.
Il logo rappresenta lo sguardo verso l'orizzonte superando la cima di una palma: lo sguardo rivolto là, dove il cielo e la terra si toccano, cercando di tenere una prospettiva alta,
dunque...

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Benvenuti!!

Questa è la pagina iniziale di "Duc in altum!". Esso vuole essere uno strumento interattivo e costruttivo.

Interattivo
in quanto l'unione fa la forza e lavorare in rete aiuta moltissimo a moltiplicare le nostre possibilità.
Costruttivo
in quanto distruggere è semplice: non altrettanto costruire. Costruire e distruggere non sono azioni "simmetriche". Costruire è molto più faticoso. Il mondo di oggi ha bisogno di costruttori.

Dunque: Benvenuto! e... buon lavoro!

Sommario

In diretta!

Discorso del Cardinale Angelo Bagnasco al X Convegno Nazionale di Pastorale Giovanile

Pace a voi tutti che siete in Cristo!

È la prima volta che mi incontro con voi in qualità di presidente della CEI e ho una certa emozione e una grande gioia. Il tema di fondo è la missionarietà dei giovani. Queste parole sono l’anima del convegno che invita i giovani ad incontrare i giovani fino agli estremi confini. Il Papa nell’incontro di Loreto ricordava che “Dio cerca giovani col cuore grande capaci di fare spazio a lui nella propria vita”. A questo punto indicava la condizione fondamentale: l’umiltà. Infine Benedetto XVI mandava per inviare a condividere la gioia della fede. Commoventi le parole finali alla Vergine: “sostieni e accompagna questi giovani perché siano infaticabili testimoni in tutta Italia”.

Il Convegno di Verona ha espresso il desiderio di essere testimoni del grande sì di Dio agli uomini. Questa testimonianza il Convegno spinge a portarla negli ambienti di vita: “la speranza di cui siamo testimoni è la persona stessa del Signore Gesù … Attingendo a questo dono la Chiesa italiana rilegge la scelta di comunicare il Vangelo in un mondo che cambia”.

Veniamo ora alla parabola del samaritano ci chiediamo come possa illuminare questa parabola la missionarietà cui siete chiamati come giovani. Il vangelo racconta che il samaritano passò accanto al malcapitato e lo vide. Anche altri prima di lui sono passati, ma non l’hanno visto perché il cuore era chiuso. È la cecità peggiore: quella del cuore. Gli altri sono aggrediti, bisognosi. Attendono qualcuno, attendono qualcosa, senza dirlo. Prima di tutto siamo ognuno di noi. abbiamo bisogno di essere continuamente visti e guardati da lui che ci salva dal peccato. Abbiamo bisogno ogni giorno di riscoprire Cristo come la grande speranza della vita. Siamo dunque chiamati ad accorgere del bisogno di ogni giovane spesso sazio, ma infelice. Abbiamo bisogno di sapere se la morte è “la cupa compagna dell’uomo” (Nietzsche) o quello che dice il Santo Padre nella Spe Salvi. Come sono penetranti le parole di Quasimodo: “ognuno sta solo…”. Corriamo il rischio di fermarci ai bisogni, ma non vedremo il bisogno.

Secondo: vedere il bisogno degli altri non significa automaticamente commuoversi. Lo sguardo del samaritano gli fa vedere l’altro non come uno sconosciuto, ma come un uomo come lui. Per questo decide di spendere tempo per l’altro, anzi. Per se stesso. “lo vide e ne ebbe compassione”. La compassione lo fa avvicinare e gli permette di vedere in quel corpo percosso ciò che sembrava scomparso, la sua umanità più vera.

Terzo punto: è allora che si accosta. I passi sono la traduzione di qualcosa che era già accaduto nel suo mondo interiore e che ora si traduce esteriormente. Se i sentimenti buoni non si traducono in gesti concreti e visibili restano delle vibrazioni, dei pruriti dell’anima e della sensibilità. Farsi vicino non significa innanzitutto porsi in ascolto delle parole, ma dell’anima. Tutti abbiamo poco o tanto paura del giudizio degli anni e forse dell’ironia. L’anno scorso eravate chiamati ad ascoltare le domande più profonde e segrete dei vostri compagni di viaggio.

Quarto: si prese cura di lui. In questa semplicissima e umanissima espressione Gesù riassume alcuni gesti. Estrasse due denari e li diede all’albergatore. Veramente il samaritano si prende cura perché pensa a tutto. L’aver cura iniziale si trasforma nella sequenza dei gesti dell’aver caro. La fedeltà costruisce la vita. La vita di un uomo dura nel tempo che cosa sarebbe la nostra vita se non fossimo custoditi dalla fedeltà di qualcuno? Dove incontriamo la fedeltà la voracità del tempo è vinta e appare uno spiraglio di eternità, cioè di Dio. In Gesù risplende l’assoluta fedeltà del Padre che ci ha presi al cuore uno a uno per sempre. Il Samaritano riconosce che non si può fare tutto da solo. Siamo nella Chiesa e ci sono coloro che si devono prendere cura, i vescovi e soprattutto per il Papa. Tutte le volte che incontro il Papa ne esco io per primo confermato nella fede. Perché se la nostra fede non è la fede degli apostoli che hanno vissuto con Gesù non è la fede cristiana, sarà altro. E chi mi garantisce questo? Pietro, e i successori degli apostoli stretti a lui. Dopo il primo annuncio è necessario il coinvolgimento degli altri. Nella locanda è raffigurata la Chiesa perché in essa si ha cura di chi è ferito, ferito dall’oscurità della vita, dalla non conoscenza di Gesù.

Quinto: tra i gesti della cura c’è quello di versare sulle ferite olio e vino. In un prefazio si parla di olio della consolazione e del vino della speranza. L’olio è quello del fratello che si prende cura. A volte si scopre che si è segnati dal limite e della miseria. Noi che deludiamo noi stessi: è la delusione peggiore, la ferita più grave. Scoprire che tutto è freddo anche se appare scintillante e chiassoso. Soprattutto la ferita più grave è l’incoerenza del peccato. Non è la morte il male più grave: è il peccato. Il peccato è causa di ogni male sociale. È perdere il proprio principio, Dio. Quando l’uomo perde questo quale società potrà essere buona? Risuonano attualissime le incisive parole di Dostojevski: “se Dio non esiste tutto è permesso” (Fratelli Karamazov).

Sesto: il samaritano versa anche il vino della speranza. Si può essere sazi, ma no certo felici. Le nostre giornate sono piene di speranza. Ben presto, scrive il Papa nella spe salvi, l’amore da solo non risolve il problema della vita: l’essere umano ha bisogno dell’amore incondizionato. Abbiamo perciò bisogno della speranza fondamentale che riguarda non un bene della nostra vita, ma la vita stessa: è la speranza di non sbagliare la vita, di non perdere la partita unica della nostra vita. La speranza cristiana non è qualcosa da avere, ma qualcuno da amare. Egli è il nostro presente e il nostro futuro. Solo Cristo può colmare le aspirazioni più intime del cuore dell’uomo. Dell’annuncio di questa speranza grande, noi cristiani siamo debitori, fino agli estremi confini. Riassumo: siamo stati chiamati a diventare amici di Cristo, ma questa fortuna Dio l’ha regalata a noi, ma non solo per noi. poi abbiamo individuato alcuni atteggiamenti della missionarietà: camminare con gli altri, ascoltare l’altro, prendersi cura dell’altro, versare sulle ferite l’olio e il vino di Gesù. A questo punto uno può sentirsi sgomento: dove trovare la forza per non gettare la spugna e dire “non è per me!” ? Il Papa ci dice: “siate santi!” è dunque la santità la forza di cui avete bisogno. Gesù vi chiede la voce per parlare ai vostri coetanei. La santità richiede un cammino interiore e questo si chiama vita spirituale. E che cosa è la vita spirituale? È spirituale perché riguarda la vostra anima, ma perché il principale protagonista è lo Spirito Santo. La fede cristiana non è avere buoni sentimenti, ma conoscere Dio perché lo si incontra. È esserne affascinati, ghermiti e posseduti. L’uomo ha ricevuto l’ordine di diventare Dio. Il volto di Dio è Gesù. Il battesimo ha stampato nell’anima il volto splendido di Cristo, ma questo volto deve man mano emergere da dentro di noi fino a risplendere nel nostro volto di uomini.

Ricordo ora alcune sorgenti della vita dello spirito.

  1. La Parola di Dio. Immergersi nelle Sacre Scritture e scoprire un modo nuovo di giudicare la vita. Dobbiamo imparare a giudicare secondo il pensiero di Cristo. È entrare in un orizzonte che porta l’eco dell’infinito e dell’eterno. Camus scrive: “giudicare se la vita valga la pena di essere vissuta”. Sotto alle tragedie di oggi e di sempre ci sta questa questione fondamentale. Dicevo di ascoltare la Scrittura, lasciarsi impregnare da essa e fare l’esperienza di André Gide: “Non perché mi è stato detto che tu sei Figlio di Dio ascolto la tua Parola, ma la tua Parola è bella al di sopra di ogni parola umana e da ciò capisco che tu sei Figlio di Dio”. La fede non è fideismo, non è un sentimento religioso, è ragionevole. Ci sono delle tracce. Non ti costringono a credere, ma rendono il tuo credere ragionevole. E voi le sapete queste tracce? E le sapete dire ai vostri amici? Qui troviamo una delle tracce della ragionevolezza della fede. In questa prospettiva è vitale che ogni giorno accostiate un brano della Parola di Dio. Non si può non ascoltare il Magistero. L’ignoranza della fede, lo vediamo, causa molte incomprensioni e molti mali.
  2. Ma non basta la Parola di Dio: serve anche la preghiera. I sacramenti ci introducono tra le braccia del risorto. E la preghiera è così semplice: “per me la preghiera è uno slancio del cuore” (S. Teresa di Gesù Bambino). Essa richiede uno spazio quotidiano. Nessuno deve sentirsi incapace o escluso perché pregare non significa innanzitutto fare qualcuno, ma significa innanzitutto stare e dallo stare nessuno si può esimere. Ma la preghiera delle preghiere è la Messa. Partecipare alla Divina Eucaristia non significa fare qualcosa, ma nella sua essenza significa lasciarsi fare, cioè lasciarsi prendere dal dinamismo della Pasqua. Tutto sia purificato, luminoso, bello perché diventi eterno. “il pane è importante, la libertà è più importante. Ma la cosa più importante di tutti è l’adorazione” (p. Bemp sj). Ci vuole il sacramento Riconciliazione. Non di rado si è incoerenti. Il Signore Gesù, nella confessione sacramentale ci fa scoprire il suo perdono.
  3. Anche la carità è una sorgente di questo cammino spirituale. Ma la carità ha un triplice volto. Essa è innanzitutto lasciarsi amare da Gesù e rispondergli con il nostro amore. L’amore richiede di rinunciare a se stessi per andare incontro all’altro: per questo è poco amato. Alla base di tante delusioni c’è una visione distorta dell’amore, come un continuo prendere, anziché un uscire verso l’altro nel segno del dono. E dono vuol dire sacrificio. Usiamo tutte le parole. Vi è un secondo volto della carità. L’obbedienza fiduciosa alla legge di Dio. “In questo sta l’amore: nell’osservare i suoi comandamenti”. La legge di Dio esprime ciò che è l’uomo in se stesso nella sua immutabile natura. La sostanza dei comandamenti di Dio è sostanza rivelata, ma è rivelazione di ciò che è l’uomo stesso. Infine troviamo il volto della carità fraterna. Quando siamo egoisti scendiamo nella scala della stima di noi stessi e della felicità. Vuoi diventare maturo? Fa’ di stesso e della tua vita un dono ai fratelli. Forse non diventerai ricco o famoso, ma noto al cuore di Cristo sarai ricco. Ci sono uomini famosi che sono degli infelici e non di rado dei gretti nello spirito.
  4. Infine l’ascesi: viene vista come se fosse contraria al vangelo. Non dobbiamo dimenticare che il primo e principale protagonista della vita spirituale è lo Spirito Santo. Nessun peccato deve gettarci nello scoraggiamento. Il secondo protagonista è il nostro personale impegno: “dovete deporre l’uomo vecchio con la condotta di prima e rinnovarvi nello spirito della vostra mente e rivestire l’uomo nuovo”. Anche la rinuncia fa parte dell’ascetico. È una falsità ritenere che qualsiasi rinuncia sia negazione della vita e della gioia. Quando c’è un valore alto, rinunciare a ciò che non ne ostacola la realizzazione. Importante è il criterio dei piccoli passi. Dobbiamo cari amici disciplinare i sentimenti, cioè quelle istanze interiori provocate dai nostri sentimenti o dagli stimoli esterni. Non possiamo vivere di sensibilità, perché la sensibilità è fluttuante.

E ora guardate i vostri coetanei, guardateli con i vostri occhi di giovani che devono esser anche occhi giovani. Potete guardare i vostri amici solo dopo aver contemplato il volto di Gesù: sentirete l’esigenza di portare l’annuncio di Cristo a tutti. Ma i tutti cominciano dai vostri vicini. “voi conoscete l’idealità, i linguaggi e le attese di bene dei vostri coetanei. Ognuno di voi abbia il coraggio di promettere allo Spirito Santo di portare un giovane a Gesù Cristo sapendo render conto della speranza che è in lui con dolcezza” (Benedetto XVI).

Focus: La vicenda di Benedetto XVI e l'Università "La Sapienza"

La storia dell'Università "La Sapienza" può annoverare una pagina di intolleranza di cui difficilmente riuscirà a smacchiarsi. È una bruttissima pagina, anzi, per l'Italia intera, nei suoi rapporti con la Chiesa. Direi che dobbiamo fare tre considerazioni. La prima è che ci sono delle contrapposizioni ideologiche ascientifiche (o addirittura antiscientifiche) alla Chiesa e segnatamente al Papa. La seconda è che forse va ripensato il dualismo Oscurantismo/Illuminismo, identificato facilmente con Chiesa/Scienza. La terza considerazione è che noi cattolici subiamo troppo supinamente tutto, salvo indignarci, come in queste occasioni.

(leggi)

Sfondo

Il Magistero del Papa

Il Magistero di Papa Benedetto XVI. Le omelie e i discorsi del Papa vengono proposti ed aggiornati dalle monache Passioniste

Il Convegno Ecclesiale di Verona

4° Convegno Ecclesiale Verona 2006

Cerchiamo di approfondire il messaggio del 4o Convegno Ecclesiale di Verona del 16-20 ottobre 2006, che traccia una linea per la Chiesa italiana. Link ufficiale del Convegno: http://www.convegnoverona.it La nostra pagina di approfondimento: ConvegnoVerona

Formazione

La famiglia, grande malata

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La Famiglia, grande malata! Bella e semplice catechesi audio del Card. Giacomo Biffi (nella foto), ricca di interessanti considerazioni. La puoi scaricare e ascoltare da qui:

http://guido.gallese.com/mp3/Famigliamalata1.mp3
http://guido.gallese.com/mp3/Famigliamalata2.mp3

Sono le due parti (probabilmente originariamente le due facciate di una cassetta) di cui è composta questa interessante conferenza.

I dubbi della fede

Domenica 1 aprile 2007: Domenica delle Palme. Come promesso ai miei parrocchiani metto in linea uno strumento per esporre i propri dubbi di fede e trovare risposte.


Antonio 2007-08-05 23:42:37

vorrei delle dritte per smentire coloro che ci dicono che dio non esiste e che tutto è dovuto al caso. grazie

R.:
Carissimo Antonio

Con la tua richiesta di suggerimenti vai al cuore della domanda centrale per ogni uomo: l’interrogativo sull’esistenza di Dio porta con sé l’interrogativo su quale sia la natura più profonda dell’uomo. Naturalmente non voglio né potrei darti qui una risposta teologicamente compiuta, ma solo proporti qualche spunto di riflessione, tratto per lo più dal magistero del Santo Padre Benedetto XVI, assai illuminante anche sulla problematica che ci hai proposto.

Nel clima culturale di oggi, in cui sembra lacerata l’unità relazionale tra ragione e fede, che aveva trovato monumentale sistematicità nell’opera di San Tommaso d’Aquino, a molti sembra che l’unico oggetto conoscibile sia ciò che è calcolabile o ciò che è programmabile, il factum e il faciendum, solo ciò che appare agelvomente sottoponibile alla speculazione delle scienze empiriche. Questo approccio gnoseologico genera la svalutazione, l’accantonamento o la negazione di ogni istanza metafisica, il che, per via di successione necessaria, sembra portare lo stesso uomo a rassegnarsi a considerarsi un mero prodotto di una evoluzione naturale completamente casuale o, comunque, un soggetto del tutto incapace di spiegarsi gli elementi più profondi della propria essenza e della propria esistenza. Le conseguenze morali di questo atteggiamento sono facilmente prevedibili: il relativismo etico, che oggi sembra predominare, spinge a porre come solo parametro assiologico dell’agire il proprio io e le sue voglie, come insegna Papa Benedetto XVI (Omelia della Missa pro eligendo Romano Pontifice, 18 aprile 2005).

Penso che il punto di partenza sia proprio porre al centro l’uomo e le sue capacità interiori e certo anche razionali: oggi molti dicono di non credere in Dio, ma l’atteggiamento che prevale non è tanto l’ateismo, in quanto negazione argomentata dell’esistenza di Dio, che pare trascendere le capacità della ragione umana almeno quanto l’adesione alla fede, bensì piuttosto l’agnosticismo, una “sospensione del giudizio” su Dio, asserendo che non sia attingibile da parte delle risorse (razionali) dell’uomo. In molti luoghi del suo magistero il Papa scrive che questo atteggiamento apparentemente neutrale in realtà è insostenibile in concreto, è incompatibile con la vita dell’uomo: il problema si fa, infatti, esistenziale: si può vivere “sospesi”? ci si può illudere di non sentire la voce che, come all’Innominato delle pagine del Manzoni, grida «Io sono però» (I Promessi Sposi, cap. XX)? si può davvero, come insegna S. Agostino, vivere “fuori” da qualcosa/qualcuno che è “dentro” (Confessioni, 10, 27, 38)?

Mi sembra decisivo rimeditare la centralità dell’uomo come capax Dei (cfr. Catechismo della Chiesa cattolica, parte prima, sezione prima): la teologia dogmatica, sulla scorta della Rivelazione biblica e della Tradizione, insegna che “Dio, principio e fine di tutte le cose, può con certezza essere conosciuto tramite le cose create, con il lume naturale della ragione umana” (Conc. Vat. I, Denz.-Schönm., 3004). La ragione può porsi in cammino verso Dio se si mette in relazione con il mondo: la risposta è risalente nella sua formulazione e si fonda sulla chiarezza della Sacra Scrittura (cfr. Sapienza 13; Atti 14, 15-17; 17, 23-27; Romani, 1, 20-23), ma certo è ancora oggi stringente e convincente: è l’esistenza stessa di ciò che ci circonda che porta a considerare l’esistenza di Dio, essere eterno, onnipotente e creatore razionale, come l’ipotesi più ragionevole di spiegazione dell’universo (come insegna il Papa). Inaccettabile razionalmente è immaginare qualcosa fuori di un universo finito che non sia Dio (Infinito); e poi pare irragionevole ritenere la natura infinita o increata in quanto ciò comporta ammetterne l’eternità: “eternizzare” una natura irrazionale non può certo apparire una proposta più persuasiva rispetto all’ipotesi dell’esistenza di un Dio eterno, infinito, creatore, che è Amore, ma anche Logos.

Certo la nostra capacità di conoscere Dio mediante le cose create è sempre insufficiente, imperfetta, è sempre il prodotto di una ragione limitata: l’uomo non può comprendere Dio, cioè averne una conoscenza completa ed adeguata, ma attraverso il principio dell’analogia, partendo dalla mediazione delle cose create, può conoscere Dio.

Oggi molti scienziati e astrofisici, anche assai noti, sostengono ipotesi scientifiche del tutto compatibili con l’ipotesi della creazione ad opera di un Dio razionale: essi derivano le loro posizioni proprio dal fatto stesso dell’esistenza dell’uomo e da quanto sia improbabile che l’uomo possa essere il risultato di una serie casuale di combinazioni chimiche succedutesi nel tempo. Pretermesse le specificità di queste posizioni scientifiche, che certo esulano dal nostro oggetto, mi sembra utile e suggestiva una recente riflessione del Santo Padre (al Convegno Nazionale di Verona del 2006) sui risultati della ricerca scientifica e sulla loro non difficile compatibilità con le istanze della Fede: “Una caratteristica fondamentale delle scienze moderne è l'impiego sistematico degli strumenti della matematica per poter operare con la natura e mettere al nostro servizio le sue immense energie. La matematica come tale è una creazione della nostra intelligenza: la corrispondenza tra le sue strutture e le strutture reali dell'universo - che è il presupposto di tutti i moderni sviluppi scientifici e tecnologici, già espressamente formulato da Galileo Galilei con la celebre affermazione che il libro della natura è scritto in linguaggio matematico - suscita la nostra ammirazione e pone una grande domanda. Implica infatti che l'universo stesso sia strutturato in maniera intelligente, in modo che esista una corrispondenza profonda tra la nostra ragione soggettiva e la ragione oggettivata nella natura. Diventa allora inevitabile chiedersi se non debba esservi un'unica intelligenza originaria, che sia la comune fonte dell'una e dell'altra. Così proprio la riflessione sullo sviluppo delle scienze ci riporta verso il Logos creatore. Viene capovolta la tendenza a dare il primato all'irrazionale, al caso e alla necessità, a ricondurre ad esso anche la nostra intelligenza e la nostra libertà. Su queste basi diventa anche di nuovo possibile allargare gli spazi della nostra razionalità, riaprirla alle grandi questioni del vero e del bene, coniugare tra loro la teologia, la filosofia e le scienze, nel pieno rispetto dei loro metodi propri e della loro reciproca autonomia, ma anche nella consapevolezza dell'intrinseca unità che le tiene insieme”. Dunque la ragione umana, anche laddove si esprima secondo il rigore della matematica, rinvia eziologicamente ad una razionalità superiore, in qualche modo analogicamente conoscibile.

Oltre che attraverso gli strumenti più strettamente razionali l’uomo con la sua interiorità, con la sua apertura alla verità e alla bellezza, con la sua coscienza morale sente dentro di sé, nell’infinita profondità dei suoi sentimenti il desiderio di Dio, che è nost-algia di Dio, ansia di ritornare(come l’etimo greco suggerisce) al creatore. Un’ansia che non è solo esistenziale, bensì ontologica, in quanto inerente all’essenza dell’uomo: è moto continuo per individuare la scaturigine vera dell’amore che portiamo nell’anima, anelito interiore che ci fa fare sempre la medesima domanda: Signore dove abiti? (Gv. 1, 37) Questa è la prima, decisiva domanda: all’interrogativo “Chi sono io?” si relaziona conseguentemente ed inevitabilmente l’altro, in qualche modo speculare, “Dov’è Dio?”. Seguirà poi l’altra capitale domanda: “Che cosa devo fare? (Mt. 19, 16)

La risposta, che davvero elimina ogni postulato di casualità nell’esistenza dell’uomo e dell’universo, dovrà ovviamente trovare compimento nella Rivelazione piena di Dio nella Persona di Gesù Cristo, in cui tutta la ricerca umana trova compimento e nella cui Croce e Resurrezione risiede l’orizzonte di senso della nostra vita, tuttavia questa prospettiva esula dalla tua domanda e peraltro richiederebbe grandi approfondimenti. Vorrei solo proporre una riflessione sul tema della ragionevolezza: lo stesso mistero dell’Incarnazione, nella sua grandezza teologica e nelle straordinarie conseguenze dell’unione ipostatica, palesa tutta la sua ragionevolezza: un Dio che è Amore, quasi necessariamente, “doveva” scegliere di venire vicino alla sua creatura, farsi carne, abitare in mezzo a noi, per salvarci, per innalzarci.

La latitudine della tua domanda certo non è soddisfatta da queste poche righe, ma spero contengano qualche occasione di riflessione.

Nella breve bibliografia ti suggerisco alcuni, peraltro assai noti, tra i molti libri del Cardinale Ratzinger, assai utili per il problema in oggetto.

A presto.

Paolo Costa, collaboratore del Servizio diocesano di Pastorale giovanile.

Bibliografia

J. Ratzinger, Introduzione al Cristianesimo, Queriniana, 2005

J. Ratzinger, Dogma e predicazione, Queriniana, 2005

J. Ratzinger, Fede, Verità e tolleranza, Cantagalli 2005

J. Ratzinger, Rapporto sulla fede, San Paolo 2005

J. Ratzinger, Ragione e fede in dialogo, Marsilio 2005

J. Ratzinger, Il Dio della Fede e il Dio dei filosofi, Marcianum press 2007.


Giordano

come si pone di fronte al crimen sollicitationis e in particolare alla parte che riguarda la segretezza dei fatti delittuosi nello stesso trattati? per essere più chiaro allego la parte di testo a cui mi riferisco:

« Nello svolgere questi processi si deve avere maggior cura e attenzione che si svolgano con la massima riservatezza e, una volta giunti a sentenza e poste in esecuzione le decisioni del tribunale, su di essi si mantenga perpetuo riserbo. Perciò tutti coloro che a vario titolo entrano a far parte del tribunale o che per il compito che svolgono siano ammessi a venire a conoscenza dei fatti sono strettamente tenuti al più stretto segreto (il cosiddetto "segreto del Sant'Uffizio"), su ogni cosa appresa e con chiunque, pena la scomunica latae sententiae, per il fatto stesso di aver violato il segreto (senza cioè bisogno di una qualche dichiarazione); tale scomunica è riservata unicamente al sommo pontefice, escludendo dunque anche la Penitenzieria Apostolica. »

testo originale:

« Quoniam vero quod in hisce causis tractandis maiorem in modum curari et observari debet illud est ut eadem secretissime peragantur et, postquam fuerint definitae et executioni iam tradite, perpetuo silentio premantur; omnes et singuli ad tribunal quomodocumque pertinentes vel propter eorum officum ad rerum notitiam admissi arctissimum secretum, quod secretum Sancti Officii communiter audit, in omnibus et cum omnibus, sub poena excommunicationis latae sententiae, ipso facto et absque alia declaratione incurrendae atque uni personae Summi Pontificis, ad exclusionem etiam Sacrae Poenitentiariae, reservatae, inviolabiliter servare tenentur. »

non considera reato tenere all'oscuro la giustizia, diciamo convenzionale, di crimini così feroci nei confronti di bambini innocenti? perchè coprire un proprio curato che si macchia di tali nefandezze anticristiane, invece di prendere delle pubbliche distanze da un criminale interno alla propria istituzione? se abortire uccidendo un embrione è un crimine intollerabile, perchè non lo è uccidere l'infanzia di un bambino con lo stupro sodomita?

Ops... mi sono dimenticato di rispondere... Bella domanda! A questo punto: dopo la venuta del S. Padre... dG

Vuoi fare una domanda?

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Per vedere i dubbi di fede passati e le relative risposte clicca qui

Spiritualità: Cammino di preghiera di Quaresima 2008

Per chi avesse piacere proponiamo un cammino di preghiera per la Quaresima 2008 seguendo il testo Racconti di un pellegrino russo, ed. Città nuova. Costava €8. Il testo va accompagnato con i due fascicoletti delle dispense che puoi scaricare qui:

I parte delle dispense

II parte delle dispense

Come si fa? Semplice: leggi le Istruzioni per il cammino a pagina 2 e seguile; ogni giorno leggerai un pezzo del libro e seguirai quello che ti viene indicato nel fascicoletto. Come noterai i fascicoli erano stati fatti per un cammino parrocchiale di quattro anni fa.

Se vuoi che questo cammino porti frutto la cosa migliore è fare una condivisione: registrati al sito con il tuo nome e cognome (segui le istruzione del link precedente) e scrivi a <don AT guido DOT gallese DOT com> per essere abilitato alla pagina di condivisione CondivisioneEserciziQuaresimaDuemilaotto che troverai nelle pagine AccessoRiservato. Ricorda che la condivisione è particolarmente importante per migliorare e per essere più perseverante: se sai che stai camminando con altri è più difficile che abbandoni il cammino!

Buona Strada! :-)

Varie

QuestionTime2

Il prossimo Question Time si terrà di lunedì in data da decidersi dalle 19,30 alle 21 al Centro S. Matteo sul tema Chiesa e storia. Lo scopo è quello di rispondere a domande come:

  • La Chiesa dovrebbe tacere, con quello che ha fatto ai tempi dell'Inquisizione...
  • Le Crociate sono una guerra promossa dalla Chiesa: che senso hanno?
  • Come giustificare la caccia alle streghe?
  • I papi ne hanno fatte di cotte e di crude! Come può essere credibile la Chiesa?

Se vuoi fare altre domande, scrivi a don Guido. Ricorda di portare la cena da condividere. :-)

N.B. Questa volta le domande devono riguardare il passato... Per le domande sul futuro, vedremo! ;-)

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